
"è vero che l'oggetto del desiderio è puro e senza macchia" pensavo tra me e me.. percorrendo il corridoio dell'ufficio.. in una casa degli anni 60 in pieno centro di Roma. Pensavo chiudendo le finestre all'imbrunire, che sarebbe stato facile finire sul selciato visto che i davanzali erano tanto bassi.. Già, dopotutto basta poco.. girarsi, perdere l'equilibrio e hop.. ci si ritrova a piombare giù e a schiantarsi senza rendersene conto. Basta poco, una leggera spinta e tu non ce la fai a tenerti cerchi di afferrarlo per la manica ma niente ti sfugge e ti stai già agitando nell'aria per spappolarti di sotto.. Guardavo giù, vedevo il solito gruppetto di barboni avvinazzati.. pensa che schianto avremmo fatto io in mezzo a loro.. un bel pasticcio.. non so perché questi pensieri mi affollavano la testa, forse perché più spesso di quanto si pensi una persona decide di buttarsi sotto la metropolitana e ti capita di sentire qualcuno tra la folla in attesa che dice.. "eh si.. il servizio è sospeso, qualcuno ha pensato di farla finita buttandosi giù sotto la metro" e allora ti chiedi: chissà cosa lo ha spinto.. ecco il risultato di una giornata di lavoro.. lo stress gioca brutti scherzi.. e cosa ti aspetta: yeeeeeee udite udite: il grande fratello!!! qui si che il passo è breve al davanzale.. cmq mi erano rimaste le forze per andare verso casa.. dopotutto mi aspettava una cena con i fiocchi.. quale miglior movente (....) per tornare a casa di buona lena.. scendevo le scale a chiocciola di corsa.. diretta verso la stazione del treno. pioveva a dirotto. l'ombrello si afflosciava sotto il peso della pioggia e avevo le gambe completamente fradice.. ad un certo punto mi accorgevo di dare un calcio a qualcosa che opponeva resistenza.. mi giro e guardo in terra, era un braccio che sbucava dal viottolo subito a sinistra. Stupore spavento paresi confusione e terrore e subito dopo la speranza si trattasse di un malore mi percorrevano la mente, chiamo con il cellulare la polizia e intanto guardo la donna stesa in terra, con la gonna sollevata sulle cosce sporca di fango con il viso girato verso il muro. Se le avessi visto gli occhi forse avrei capito qualcosa di lei. dopo un po, troppo, arrivava una volante. Scendono due agenti, si guardano intorno, mi chiedono se ho visto passare di lì qualcuno, mi chiedono come mai mi trovo lì, mi chiedono le mie generalità, controllano i miei effetti personali e mentre arrivavano altre volanti mi portano al comando. Io mi domando che fine abbia fatto quella donna, chi fosse, intanto mi ripetono le stesse domande. A quel punto sarebbe stata meglio una pigra serata senza senso dietro i piagnistei dei grandi fratelli. Forse quei pensieri bui mi giravano per la testa per presagire quello che avrei visto, forse lei si è tolta la vita, per amore, per qualcuno.. A volte ti sembra davvero tutto perduto.. a volte tutto sembra doverti bruciare addosso, che nulla nulla vada per il verso giusto e che la colpa sia tutta tua e che tu debba pagarla e farla finita.. a volte vengono queste strane idee.. che l'oggetto dei tuoi desideri sia senza macchia perfetto e irraggiungibile, piuttosto preferiresti farla finita che raggiungerlo e vedertelo scivolare tra le dita.. quale modo migliore per sublimare questo amore impossibile se non quello di strapparsi la vita?! e pensavo a tutto questo mentre il poliziotto scriveva lentamente il verbale.. e mi fissava pensando chissà cosa. Avrei voluto rivederla.. anche se mi terrorizzava l'idea, quella donna abbandonata lì, sola. Infilavo il cappuccio del soprabito e tornavo a casa. Nell'androne mi fermava un comandante e mi diceva di ripresentarmi il giorno appresso. Pare che quella donna abitasse in quel viottolo al quinto piano. Una donna dai dubbi costumi, libertina, pare che incontrasse tutte le personalità della zona. A detta dei vicini di casa, ma da una indagine approfondita erano tutti parenti, la donna, giovane e bella, conduceva una vita assolutamente normale, figlia di un imprenditore che si occupava dello smaltimento dei rifiuti nella provincia di Roma e del Lazio, era pronta a prendere le redini del padre e farsi affiancare dal futuro marito, un uomo energico e all'altezza del compito. Niente sembrava portasse a immaginare un movente. Non poteva neanche trattarsi di un tentato rapimento finito in tragedia, la donna non presentava segni di lotta sul corpo, non era stata narcotizzata o colpita, non aveva segni di legacci, non presentava, a vista, alcun segno. I poliziotti mi tenevano allo scuro di tutto ovviamente ma io leggendo il labbiale come una specie di alieno con capacità soprannaturali... immaginavo e di più quello che dicevano. Avrebbe mai avuto giustizia? Mi recavo sotto casa sua per osservare chi si infilasse nel cancello di ingresso. Intravedevo il fidanzato, con un paio di occhiali scuri che tieneva sotto braccio la mamma della vittima, una donna minuta, bruna magra, sembra avere le fattezze mediterranee della donna siciliana. Con gli occhi nascosti dallo scialle entrava nel palazzo, il genero rimaneva sul cancello, forse per aspettare qualcuno. Faceva una telefonata, poi entrava anche lui. Comunico ai poliziotti della telefonata, ma non è affar mio. Io sono una impiegata non mi occupo di indagini, cosa voglio capirci. Dopo una settimana accertano una relazione tra l'uomo e la donna della telefonata. Figlia di un noto pittore Romano, studentessa delle Belle Arti, frequentatrice di rave party, un angelo in casa e un piccolo demonio la notte quando vestita di due fazzoletti di pelle nera si agitava per tirare su qualche soldo nei locali. Ma anche questo non poteva essere un movente. Poteva il futuro genero dare un calcio ad un matrimonio di ferro come quello, per una bellissima svitata? non era plausibile. Ma la bellissima Alba, la vittima, come era in realtà, dietro la sua facciata di pubbliche relazioni, di cene di elit, di affari? Quel che era emerso ad una prima analisi del coroner era che portava una biancheria sublime, che lui non aveva mai visto, come aveva detto ai colleghi inorriditi! era una donna raffinata, fuori dal comune, una icona, intoccabile, non amava la compagnia spicciola e alla buona, era molto esigente. Questo a detta del padre, l'imprenditore, ma poi dopo una accurata indagine si era venuto a sapere che aveva amicizie in tutto il quartiere, dal fioraio all'angolo al portiere dello studio del dentista e dove poteva si fermava e accettava volentieri anche inviti improvvisati a bere qualcosa al bar. Un'ottima bevitrice, non solo di champagne ma anche di caipirina di succhi vari.. perdeva facilmente la testa se beveva più di un dito di qualcosa.. anche il caffé era eccitante per lei. Una donna fuori dal comune che avrebbe tanto desiderato essere in comune con tutti. Flirtava per simpatia con tutti. Anche se era innamoratissima del futuro marito. Perché l'amore è un groviglio di contraddizioni, fa paura a volte.. sembra un tunnel senza uscita, allora meglio affezionarsi a più di uno. A questo punto la cerchia degli indiziati si allarga e il delitto sembra a sfondo passionale. Magari un uomo geloso in un raptus l'ha buttata dalla finestra. Accertato senza ombra di dubbio che si trattava di omicidio, ricostruendone la dinamica si era giunti alla conclusione che la vittima non era caduta dalla finestra, non aveva ecchimosi o traumi o emorragie, così le indagini dal quinto piano si trasferivano al pian terreno. Passavano i giorni e i mesi ma quel viottolo non presentava alcuna traccia di passaggio, tutto sembrava pulito alla perfezione. Non c'era una carta, un indizio, un residuo organico, un capello, una ciglia, un oggetto, niente.. solo sassi, cicche spente, qualche biglietto di autobus.. ma niente che riconducesse a lei. Ormai il caso era archiviato, il colpevole era rimasto impunito. I genitori speravano in una giustizia ma speravano anche che tutto in qualche modo finisse. La stanza di Alba era rimasta come lei l'aveva lasciata, il suo abito da sposa era appeso nel suo armadio, i suoi trucchi e le sue creme erano pronti all'uso sulla mensona del bagno. Asciugamani, ciabattine, tutto in ordine come se lei potesse tornare da un momento all'altro. Un tardo pomeriggio, stavo chiudendo le finestre dell'ufficio quando mi sento strattonare e buttare in terra, subito ho pensato di essere stata aggredita, mi guardo intorno e non vedo nessuno. Mi accosto allo specchio sul muro e mi guardo e vedo sul mio viso un altro viso che si sovrappone, di una donna bellissima, il terrore mi assale con un senso di leggerezza, la vedo che mi osserva, ci guardiamo contemporaneamente allo specchio io e lei, una sola cosa, dal suo viso traspare il mio, mi sorride e io seria spaventata e attonita la osservo. La riconosco e atterrita dico "Alba"! La porto al suo corpo lei se ne impossessa come fosse ieri che lo aveva lasciato. Lo sradica dalla terra e ci si infila. Si appropria della sua carne e della sua vita. Io scappo via in preda a visioni infernali. L'avevo avuta dentro per tutto quel tempo. Una specie di vampiro, un morto vivente, uno zomby! certo è che le sue abitudini ormai le conoscevo proprio bene e conoscevo tutti quelli del quartiere, a cominciare dal fioraio! 

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